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la casa nel surrey

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con i capelli che in cominciano a farmi assomigliare ad un’erinni (non so bene quale tra Aletto, Megera e Tisifone) seguo i nostri cerimoniosi ospiti e il gruppo folkloristico in casa.

ho detto casa? avrei dovuto dire forse dimora o magione o anche palazzo.

 

infatti, l’abitazione dei genitori di richard non è una casa di campagna, come uno se l’aspetterebbe e capisco la difficoltà di ilaria e anche di alberto (che c’era stato a pasqua dell’anno scorso, mentre io ero a letto con la febbre) a descrivermela. e non a caso si chiama clarence house…

 

provo a descriverla, ma non sono sicura di riuscirci.
come prima cosa mi colpisce il caldo colore del meraviglioso parquet antico (andrea improvvidamente fa notare che scricchiola troppo).

poi l’atrio ampissimo, arredato con vasi da fiori, consolles, appliques, porta ombrelli e soprammobili di ceramica inglese, su cui affacciano due corridoi introdotti da porte architravate di legno scuro.

i due corridoi portano alle cucine, tutte arredate in legno con vecchissimi buffet di legno settecenteschi,  magnifici camini e vecchie ceramiche bianche e blu a far da contorno.

 

sulla destra dell’atrio una scala, di legno anch’essa, porta ai piani superiori.

al primo piano le sale principali:

la sala da pranzo ammobiliata con tavoli, sedie e vetrinette del ‘700, ; l’orologio a muro a battere le ore, gli specchi splendenti  e i candelabri d’argento;

il salotto che si compone di due ampi ambienti di cui uno riservato ai fumatori, un vero e proprio fumoir, ambedue  arredati con magnifici divani e poltrone (in cui disinvoltamente si fionda sprofondando con un tonfo fabrizio, lo skipper) e un bellissimo camino;

la sala delle feste con stucchi non stucchevoli, poltrone,  tappeti, arredi, capitelli scolpiti, sontuose specchiere in cui alice non può fare a meno di pavoneggiarsi, protendendo orgogliosa il suo posteriore fasciato dai jeans attillati;

la sala della musica che alle pareti ha  carta da parati tinteggiata con  allegre volute floreali e, ben disposti in giro per la stanza, oltre all’imponente pianoforte a coda, una serie di altri strumenti: arpa, violini, violoncello, tutti sistematicamente maneggiati da andrea per verificarne il suono ( immaginate la mia vergogna! ); e poi un gran numero di leggii in legno e in bronzo decorato;

l’enorme biblioteca con decine di scaffali su cui sono disposte file e file di libri rilegati in cuoio e pelle. qui è alberto che, incurante delle mie gomitate, non sa resistere e non sa tenere le mani a posto: incantato, afferra un libro dopo l’altro il tutto sotto uno splendido soffitto di legno intagliato finemente e il sorriso imperturbabile dei nostri anfitrioni.

 

al secondo piano ci sono poi le camere da letto, quelle padronali e quelle degli ospiti.

ogni camera da letto ha il suo bagno nel colore più adeguato alla camera stessa, con pavimenti anch’essi in parquet,  sanitari aerei sospesi su esili ed eleganti colonnette, sobrie rubinetterie in ottone, enorme vasca da bagno e doccia con idromassaggio.

questa volta rabbrividisco sentendo alice enunciare a voce alta e in perfetto inglese il suo proposito di provare immediatamente la vasca jacuzzi: I’m so tired… I’ll immediately take a bath!

devo ammettere però che rimango anch’io sbalordita dopo essere stata introdotta nella camera destinata a me e ad alberto: il letto a baldacchino, le graziose librerie ricavate in nicchie nelle pareti, i cassettoni in noce, i paralumi su colonnette mozze, i divani dall’elegante tappezzeria a fiori, le bow windows che guardano il giardino incantevole;

 

a completare il tutto nel piano interrato le cantine e in una costruzione con il tetto in paglia appena aldilà del curatissimo, meraviglioso giardino le camere della servitù.

insomma una casa come se ne vedono solo nei musei.

 

piuttosto imbarazzata non posso fare a meno di pensare all’alloggio spartano in agriturismo in cui abbiamo ospitato i nostri consuoceri quando sono venuti a trovarci al mare la scorsa estate.

come un flashback mi è tornato in  mente quello sguardo divertito e forse un  po’ perplesso che ilaria e ricky  si erano scambiati e che io avevo intercettato….

 

la prossima volta vi racconto il fidanzamento.

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  1. utente anonimo

    Una dimora da film!
    Se non ricordo male peró i consuoceri erano entusiasti dell’agriturismo spartano. Forse il troppo stroppia. Poi il cambiamento é sempre interessante per chi é aperto alle novitá 😉

    Mi tengo sintonizzata per il prossimo racconto!

    iLa

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  2. acciperbolinaaaaa. che lusso. Senti, ma all’amica tua, l’hai descritta la ” small house”
    ha retto al colpo. Come si dice, “de’ sti’ tempi non te lo lascià scappà”.
    Certo che il vecchio proverbio ” due cuori e una capanna” E’ proprio. da cancellà, meno male ahahahah. ciao

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  3. Acciderbolina!!! Un tuffo non nella jacuzzi, bensì in un autentica magione english style!
    Se poi Ilaria è anche un’innamorata felice, direi che è proprio fortunata.

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  4. E chi la tiene pulita? Chi ci da di olio di gomito?

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  5. Attendo fidanzamento…ma la cosa che vorrei sapere di più se la piccola ha del tutto risolto i suoi dubbi…ma fors enon li risolverà mai vero? A quando le nozze?

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  6. ma è splendido tutto questo, solo nelle favole…

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  7. C’è una vaga somiglianza con la mia magione….stucchi, parquet, librerie, jacuzzi ecc. e già però che problemi con la servitù non c’è più la deferenza di una volta ! Eheheh ^_^
    Davvero invidiosamente contenta per Ilaria, anche se mi sentirei un pò in soggezione in un posto così.
    Grazie per il commento, avevi ragione aggrovigliarsi in se stessi serve a poco.

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  8. Prima penso alla mia casa, una tana arredata con mobili spaiati e cassette di frutta e poi mi chiedo che lavoro fanno…
    Leels

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  9. Bel racconto…

    Mani che come corde
    legano passione.
    Occhi come stelle
    puttane rubate in una notte
    di fuoco e d’amore…
    ( fuori tema)

    (cliccare sulla immagine o tastierina e aprire il file)

    Rispondi
  10. accipicchia, che roba!
    ma la jacuzzi com’era? 😛

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